Arriva il lupo

nelle Valli di Argenta

Rilevato il lupo nelle Valli di Argenta

Dopo anni di segnali saltuari (rilevati a partire dal 2014 fino al 2019), da alcuni mesi è stata individuata la presenza stabile di una coppia di lupi – affettuosamente soprannominati Anna e Marco – nell’area protetta di Campotto.

Sulla base della tracce trovate e dei comportamenti che le fototrappole, posizionate all’interno dell’area protetta, hanno registrato dall’inizio del 2020, secondo gli esperti, siamo di fronte a due esemplari giovani, maschio e femmina, giunti nelle Valli di Argenta attraverso le aste dei fiumi che confluiscono in questo nodo idraulico: Reno, Idice e Sillaro. Qui, nei 1650 ettari delle casse di espansione di Campotto e Bassarone, gestite dal Consorzio della Bonifica Renana, in cui confluiscono le acque della pianura bolognese, grazie al susseguirsi di progetti di rinaturalizzazione, sono stati ricreati tutti gli ambienti tipici degli ecosistemi d’acqua dolce: prati umidi, valli, canali e boschi igrofili. L’osservazione dei video registrati nei primi mesi del 2020 testimoniano che la giovane coppia di lupi si muove sia in forma congiunta che separata.

La provenienza di questi esemplari è appenninica: attraverso le greenways delle vie d’acqua, i lupi in dispersione viaggiano per molti chilometri, alla ricerca di areali inediti ed alternativi a quelli già occupati dai branchi originari e in cui vi sia adeguata disponibilità di prede.

L’ecosistema dell’area protetta delle Valli di Argenta, gestito dalla Bonifica Renana e 6° stazione del Parco regionale del Delta del Po, presenta anche ambienti di rinaturalizzazione integrale e inaccessibile che questi esemplari hanno scelto come base del loro areale attuale.

Le rilevazioni fatte in loco testimoniano che la dieta della coppia si basa prevalentemente su nutrie, caprioli, lepri e uccelli acquatici feriti o debilitati. Il lupo è una specie adattabile e ciò gli consente l’occupazioni di un territorio potenzialmente molto ampio: si parla di superfici che vanno dai 70 ai 120 chilometri quadrati per ogni nucleo. Attualmente questo predatore, all’apice  della catena faunistica, ha colonizzato tutte le fasce altitudinali del sistema appenninico, dalle prime pendici collinari all’ambiente di crinale e sta facendo ora la sua comparsa anche in ambienti di pianura.